Civitavecchia: Storia

Il Forte Michelangelo
Dopo i saccheggi, gli incendi e le continue minacce dei pirati verso la fine del 1400, Giulio II della Rovere, salito al soglio pontificio nell'anno 1503, rendendosi conto della necessità di mettere in stato di efficiente difesa il porto di Civitavecchia, decise di munire la città di una fortezza che, oltre a difendere il porto, chiave di ogni comunicazione con Roma, assicurasse una tranquilla esistenza ai cittadini che, per sfuggire alle invasioni nemiche, erano stati costretti a trovare rifugio sui monti vicini. I lavori furono diretti dal Bramante che, morto l'11 Marzo 1514, non ebbe la soddisfazione di veder compiuta l'opera. I lavori continuarono sotto la direzione dei due allievi Giuliano Leno ed Antonio da Sangallo. La fortezza fu compiuta nell'anno 1535 sotto il pontificato di un altro grande Papa, Paolo III da Farnese. Rimaneva però da ultimare la parte superiore del Maschio e l'incarico fu affidato al sommo Michelangelo.
Il Forte Michelangelo è tra i più vasti che in quell'epoca siano mai stati costruiti.
 
La Rocca 
Da Porta Marina si accede a Piazza Calamatta sulla quale fronteggia il palazzo cinquecentesco costruito, in gran parte sotto il pontificato di Pio IV, appoggiandolo sulle mura di cinta dell'antica Rocca. Nonostante le trasformazioni subite, specie dopo il 1500, il recinto della rocca è ancora esattamente riconoscibile. Il possesso di questa formidabile fortezza assicurava anche il possesso del porto, chiave di ogni comunicazione con Roma; per questa ragione fu causa di continue lotte.
 
Il muraglione Urbano VIII e la fontana del Vanvitelli 
Quando, nel 1630, fu ripristinata la franchigia del porto, si rese necessario separare il porto stesso dalla città. Urbano VIII fece quindi costruire il muraglione, che ancora oggi esiste e che veniva anche a completare il sistema difensivo della città, appunto carente verso il mare. Nel 1740, sotto Benedetto XIV e su progetto di Luigi Vanvitelli, il muraglione fu adornato, nella parte centrale, con il fontanone in travertino. Un'armonica e complessa gradinata curvilinea scendeva fino a lambire le acque.
 
Terme di Traiano
L'antico complesso di edifici termali di Civitavecchia risalgono alla metà del 1700, per volontà ed opera del governo pontificio e agli inizi del 1900 si operarono i primi interventi che portarono alla scoperta delle terme repubblicane.
Per comprendere al meglio la storia dei resti riaffiorati dobbiamo fare riferimento al lungo viaggio descritto nel 416 d.C. dal poeta Rutilio Claudio Namaziano: nel descrivere il percorso da Roma in Gallia, egli narra che a causa di una forte sciroccata, fu costretto a fermarsi a Centumcellae (Civitavecchia) e qui visitò le terme e ne descrisse l'aspetto con una poesia nella quale il poeta afferma che il nome della sorgente ha origine da una leggenda secondo cui un toro (probabilmente assimilato ad una divinità) avrebbe raspato la terra prima di iniziare una lotta; così sarebbe scaturita la sorgente miracolosa di acqua calda sulfurea.
Alle pendici dei monti della Tolfa, sgorgava la sorgente che ancora oggi passa per le Terme Taurine. Taluni studiosi hanno avanzato un ipotesi circa l'identificazione dell'area termale come villa di Traiano; quest'ipotesi però aveva a favore solo un passo della lettera di Plinio, ma mancano ulteriori dati per poter avvalorarla, anche perché gli studi sulle Aquae Taurine hanno accertato che si tratta effettivamente per quest'area di un complesso termale.
Le Terme avevano precedenti sin dall'antichità più remota; fin dall'epoca preistorica è noto che le sorgenti termali fossero ben conosciute ed apprezzate per le loro virtù terapeutiche.
Gli Etruschi cominciarono a valorizzarle costruendo le prime rudimentali terme, ma solo in epoca romana furono affrontati e risolti i vari problemi per rendere efficace al massimo grado l'uso delle acque.
Sul colle detto "La Ficoncella", ad un km circa in linea d'aria dalle Terme Taurine, esisteva un piccolo centro denominato Aquae Tauri; tale centro doveva avere origini molto antiche. In età Sillana (tra il 90 ed il 70 a.C.) fu eretto un nuovo edificio che prese il nome di Terme Taurine ed ebbe il massimo sviluppo in età Traianea, subendo un ulteriore ampliamento verso la fine dell'impero di Adriano.
La zona termale fu notevolmente frequentata durante tutta l'età imperiale, ma, con la decadenza dell'impero, tale zona cominciò ad essere sempre meno affollata, durante la guerra tra Goti e Bizantini, cessò di funzionare.
 
 
Il porto
Fino a qualche decennio fa, il porto di Civitavecchia poteva considerarsi un vero gioiello architettonico, essendo rimasta inalterata la struttura fondamentale dell'opera romana.
Il porto, infatti, non era stato alterato nemmeno dai Papi che sostituirono con nuove opere, i templi ed i portici che la barbarie degli uomini, e l'opera demolitrice dei secoli, avevano distrutto.
Gli uomini che i pontefici avevano scelto a dirigere la costruzione dei monumenti, erano: il Bramante, il Michelangelo ed il Bernini.
Della bellissima opera, purtroppo non rimane che la piccola parte, circondante la vecchia darsena.
Dell'epoca romana, solo una delle 4 torri è rimasta superstite, e precisamente quella detta "il bicchiere", all'estremità del molo omonimo.
Attraverso il piccolo portico giungiamo alla vecchia darsena esistente fin dall'epoca romana, come hanno dimostrato i rinvenimenti di numerosi oggetti antichi, avvenuti in tutti i tempi.