Pomezia: Storia

Torre del Vajanico
A guardia del litorale contro le incursioni dei Pirati Algerini si ergeva Torvaianica, detta anche Torre di Mezzavia, che comunque non impedì nel 1588 lo sbarco dei pirati comandati da Assan Agà, i quali catturarono nel borgo di Pratica 103 persone di cui non si è saputo più nulla. 
 
Con le torri costiere, altre torri vennero costruite nell'entroterra e meravigliosa si erge nel centro della campagna romana Tor Maggiore, che malgrado la sua ferita causata da un fulmine, si erge superba ed incontrastata da secoli vicino alla bellissima torre-castello del Cerqueto. 
 
Torre Maggiore
Sita tra la Via Ardeatina e la Via Laurentina in località S. Palomba, oltre ad essere la più alta (34 mt.) è considerata la più bella ed importante di tutta la campagna romana. Era una torre di vedetta di grande rilevanza, poiché garantiva il controllo delle vie di accesso a Roma da sud: dalla sua sommità si poteva controllare il litorale fino al Circeo. La torre, quadrata (7,10 mt per lato), è costruita in rettangoli di tufo irregolari; le finestre hanno cornici marmose. 

La nascita di Pomezia
Dopo la nascita di Littoria, Sabaudia, Pontinia, sorte su un territorio paludoso, nacquero Aprilia e Pomezia su di un territorio con morbide colline, caratterizzato da una altitudine media di 40 metri sul livello del mare e massima al centro di Pomezia di 108 metri. 
Il territorio di Pomezia fu espropriato dalle grandi tenute, lasciate semi-abbandonate per molto tempo dai vecchi proprietari latifondisti, le quali furono censite per la prima volta da Alessandro VII Chigi. 
Negli anni '30 nelle tenute vivevano sparute comunità familiari in casali sparsi; vi erano fattori, mandriani e pochi agricoltori, ma un'altra popolazione temporanea vi albergava per circa tre quarti dell'anno: proveniva generalmente dai paesi della Ciociaria e dagli Abruzzi, si dedicava alla pastorizia ed all'industria boschiva e del carbone. 
La pastorizia, la caccia e la pesca venivano esercitate con profitto, a differenza dell'agricoltura che invece era quasi inesistente, ma con il sopraggiungere delle stagioni estive tutti tornavano al paese d'origine e così da giugno a settembre le capanne restavano disabitate. 
Il 25 aprile 1938 si tenne l'inaugurazione, effettuata personalmente da Mussolini, che introdusse una pergamena firmata nel foro della prima pietra e la sigillò con cemento bianco; la pietra fu benedetta da Monsignore Trovalusci, vicario di Albano ed Ostia, il quale rivolse un saluto di augurio al Duce.